Prodotti alimentari, la spesa in Italia è più costosa che nel resto d’Europa. Una crescita che appare inarrestabile.
Le ultime rilevazione dell’ISTAT danno l’inflazione in generale calo soprattutto per quanto riguarda servizi legati ai trasporti e per quelli di cura della persona. I prezzi dei prodotti energetici invece frenano la loro discesa, in gran parte riassorbita dall’aumento dell’iva e degli oneri. Anche i prodotti alimentari sembrano rallentare la loro rincorsa nell’ultimo mese, ma la sensazione per i consumatori non sembra confermare le statistiche.
Il 2024 si è aperto con rincari generali dei prodotti alimentari pari al 5,4 per cento, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Soprattutto se si parla di frutta e verdura fresche, il carrello della spesa rimane sempre più vuoto di fronte a prezzi sempre più elevati. Infatti se a febbraio e marzo l’inflazione sulla spesa alimentare ha rallentato, il confronto con l’Europa non lascia dubbi. I prezzi del cibo in Italia aumentano di più che nel resto del continente, con punte elevate in alcuni settori.
Osservando i prezzi in Europa emerge che il picco è stato raggiunto nei primi mesi del 2023. I rincari sono stati fino al 19 per cento tra febbraio e marzo rispetto al 2022. In quella fase i prezzi in Italia sono cresciuti, ma con meno intensità toccando il 13 per cento. Si confermava così una tendenza in atto anche negli anni precedenti, con prezzi dei generi alimentari in crescita più in Europa che nel nostro Paese
Ma da dicembre dello stesso anno, la tendenza si è invertita con aumenti maggiori in Italia rispetto agli altri paesi europei. A febbraio 2024, secondo le rilevazioni Eurostat l’aumento medio dei prodotti alimentari è stato in Europa del 2,7 per cento, mentre in Italia si è toccata la percentuale del 3,7 per cento. Ad aumentare soprattutto verdura e frutta fresche, ma anche i prodotti lavoratori sono in continua crescita.
Prezzi di altri prodotti di prima necessità e largo consumo, come pasta e soprattutto olio extravergine d’oliva, sono in aumento costante. Esemplare il caso dell’olio EVO che sta lentamente scomparendo dalle abitudini alimentari di molti nuclei familiari. Alcuni generi alimentari mostrano segnali di rallentamento come latte, farina e zucchero. Ma il confronto con il periodo che ha preceduto la crisi pandemica è impietoso e le possibilità che si torni a prezzi simili a quel periodo pressoché nulle.
Le prospettive non sembrano rosee, soprattutto considerando l‘incremento dei carburanti, con l’aumento delle accise, in atto da qualche settimana. Il traguardo dei 2 euro e mezzo al litro è vicino e le conseguenze per i prezzi di molti prodotti sarebbero assolutamente negative. Anche in questo caso il confronto con l’Europa mostra come i prezzi italiani siano più alti di quasi tutti i paesi del continente.
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