Occhio alla carta prepagata che sembra all’apparenza innocente: in questo caso, infatti, pur essendo limitata può far scattare controlli dall’Agenzia delle Entrate
Possiamo serenamente dire che oggi è raro incontrare persone che non abbiano una carta prepagata. Non possiamo dire che è impossibile perché qualche caso ci sarà ancora tra gli anziani che continuano a proseguire sulla vecchia modalità senza tecnologia, ma in assoluto tale mezzo è diventato sempre più centrale e comune nelle vite di tutti noi e anche per chi è meno incline a certe nuove forme digitali. Sono diventate anche motivo di sicurezza per molti aspetti: una persona di una certa età non dovrà più portare contanti o molte banconote con sé ma potrà ‘racchiudere’ tutto nella stessa carta.
E da quando è stato alzato il limite dei 50€ per i pagamenti automatici senza la necessità del PIN, è diventato ancora più facile: certo pure più rischioso perché smarrire la carta potrebbe far più male di prima se un malintenzionato decidesse di utilizzarla per propri acquisti, ma al contempo anche più rapido e immediato per chi può fare svariati acquisti alla volta senza l’impellenza del codice segreto soprattutto se non si ricorda a memoria.
In ogni caso la carta prepagata oggi è fondamentale più che mai. Anche per un motivo molto banale: non portare con sé il conto corrente, dove arrivano gli stipendi o pensioni e dove magari si ha qualche soldo da parte. Esporlo per pagamenti o rischiare di perdere quella carta sarebbe decisamente più problematico, dunque si opta per una carta minore più sacrificabile all’occorrenza e che si utilizza appena per i pagamenti. Questa può essere poi ricaricata periodicamente direttamente dal conto principale e presenta tutte funzionalità delle carte di credito e di debito, come la possibilità di effettuare anche i prelievi presso gli sportelli ATM.
Tuttavia attenzione ad alcune operazioni in particolare, anche fatte in maniera ingenua e senza malizia, che tuttavia potrebbero innescare situazioni particolari come controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Quali? Due in particolare: ovvero il versamento in contanti tramite il bancomat. Ovviamente non parliamo di qualsiasi situazione in essere, ma quando verrebbe versata una cifra significativa. Esempio: se la carta prepagata ha capienza di 10.000€ e verrebbero immessi all’improvviso 6.000€ cash, l’ente di controllo potrebbe chiedere la provenienza per una possibile entrata non tassata. Non vale invece quando si tratta di cifra ampiamente umane come anche 500 o 1.000€.
Scenario simile che si potrebbe verificare è quando si riceve un bonifico corposo sulla carta prepagata con IBAN. Anche in questo caso potrebbero subentrare richieste di delucidazioni per un presunto reddito tassabile. E’ anche opportuno sottolineare che un solo episodio sporadico potrebbe anche non innescare nessun alert: dipende dai casi e dalle segnalazioni che fanno direttamente le banche quando notano operazioni particolari. Tuttavia è chiaro che, saltata una volta, la recidività porterebbe poi a uno scenario inevitabile la volta successiva.
A Düsseldorf, un team di ricercatori ha dimostrato qualcosa che fino a poco fa sembrava…
«È tempo di cambiare marcia», ha detto Marina Caprotti, volto noto della famiglia che ha…
A Milano, all’EICMA 2025, Italjet ha alzato il sipario sul Roadster 400, uno scooter che…
Giorgia Meloni è tornata davanti ai microfoni appena concluso il Consiglio dei ministri, per la…
LightInk non è uno smartwatch qualunque: può durare settimane senza una ricarica. Non dovrete più…
La Fondazione Ennio Doris ha appena compiuto una mossa che nessuno si aspettava così rapida…