Codice Ateco dei giornalisti e tutti gli adempimenti per lo svolgimento della professione, dal regime forfettario ai contributi. La guida
Per poter fregiarsi dell’appellativo di giornalisti, come è noto, è necessario essere iscritti all’albo, dei pubblicisti o dei professionisti. Per svolgere la professione, poi, a meno di non avere un contratto determinato o indeterminato con una società, per la libera professione è necessario aprire la Partita Iva, adottando uno specifico Codice Ateco che identifichi l’attività.
Si tratta di una sequenza alfanumerica che inquadra con precisione il tipo di attività che viene svolta con quella Partita Iva, da imprese o liberi professionisti, e che varia, ovviamente, da mansione a mansione. Vediamo allora qual è quello giusto per i giornalisti, perché conviene il regime forfettario e come funzionano i contributi.
Il Codice Ateco che deve scegliere un giornalista è: 90.03.01 che indica “Attività dei giornalisti indipendenti”. Una volta data una specifica alla Partita Iva è necessario scegliere il regine fiscale più giusto per la propria attività. Quello forfettario è molto vantaggioso in quanto non è soggetto all’applicazione dell’Iva in fattura e prevede una sola imposta, quella sostitutiva.
In base al Codice Ateco scelto viene associato un coefficiente di redditività (che per i giornalisti è del 67%) che va applicato ai ricavi per avere il reddito imponibile, cifra sulla quale si calcolano le imposte ed i contributi. In parole semplici significa che per i giornalisti il 67% dei propri ricavi forma la base imponibile sulla quale si versano le imposte ed i contributi. Il 33% ne resta escluso, equiparato ad una spesa forfettaria dedicata allo svolgimento della propria attività.
Altro step molto importante da fare è quello dell’iscrizione all’INPGI, la Cassa di previdenza dedicata ai giornalisti dove vanno versati i contributi in base al reddito imponibile. Quelli soggettivi sono del 12% del reddito netto, quelle integrativi, invece, del 4% dei compensi lordi a cui si aggiungono quelli di maternità. La somma è fissa e uguale a 24,90 euro: tutti sono tenuti a versare, sia gli uomini che le donne. Infine, ci sono anche i contributi volontari: molto dipende dalle singole scelte e non è per nulla un adempimento obbligatorio.
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