Subito dopo il licenziamento, Altman e Greg Brockman sembravano pronti a entrare a far parte di Microsoft. Ora però il ritorno in OpenAI parrebbe un’eventualità concreta
Il licenziamento di Sam Altman da OpenAI, azienda della quale è stato amministratore delegato per otto anni, ha colto un po’ tutti alla sprovvista. D’altronde erano in pochi a conoscere con precisione la struttura del consiglio di amministrazione del laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale, i cui membri possono non solo eleggere e rimuovere i consiglieri e determinare le dimensioni dell’organo, ma anche intraprendere qualsiasi azione senza preavviso o riunione formale. Il tutto purché la maggior parte dei membri del consiglio fornisca il proprio consenso scritto. E così, sfruttando uno statuto scritto da persone con poca esperienza nella gestione di un’azienda, sia Altman che Greg Brockman, ormai ex presidente di OpenAI, si sono visti privati del controllo della loro creatura. Questo colpo di scena, con pochi precedenti nell’ambito della tecnologia, non è stato certo privo di conseguenze.
Subito dopo il licenziamento, Altman e Brockman sembravano pronti a entrare a far parte di Microsoft. Satya Nadella, il ceo del colosso di Redmond, aveva persino annunciato su X/Twitter il loro ingresso nel nuovo team di ricerca sull’intelligenza artificiale avanzata dell’azienda. Sono però bastate poche ore a cambiare di nuovo le carte in tavola: Altman si sarebbe detto disponibile a tornare in OpenAI, chiedendo in cambio le dimissioni del consiglio di amministrazione che l’ha estromesso.
La confusione regna anche all’interno del board, dove il responsabile scientifico Ilya Sutskever è passato dall’essere il primo a volere il licenziamento dell’ex Ceo a firmare la propria lettera di dimissioni come forma di protesta nei confronti del CdA. Lui sarebbe apertissimo al ritorno di Altman, però mancano ancora altri tre consiglieri da convincere: il Ceo di Quora Adam D’Angelo, la ex Ceo di GeoSim Systems Tasha McCauley ed Helen Toner del Georgetown’s Center for Security and Emerging Technology. Per ribaltare la decisione presa sarebbe sufficiente far cambiare idea a due di loro. Dal canto suo, il precedente amministratore delegato ha scritto su X “lavoreremo insieme in un modo o nell’altro”.
A fare pressione sul ritorno di Altman in OpenAI sono anche gli stessi dipendenti dell’azienda: oltre 500 di loro hanno firmato una lettera nella quale minacciano un passaggio in massa a Microsoft nel caso in cui il CdA scegliesse di non riassumere l’ex Ceo e Brockman.
Intervistato sulla questione da Bloomberg TV e CNBC, Satya Nadella ha dichiarato che la decisione finale spetterà al consiglio di amministrazione di OpenAI. Ha però reso chiaro che Microsoft vorrebbe un posto all’interno del board. “Le sorprese sono negative” ha sottolineato, chiarendo che Microsoft chiederà nei cambiamenti nella gestione di OpenAI. “Il fatto che tutto possa cambiare senza il minimo preavviso non va bene”. Insomma, sembra improbabile che dopo questo terremoto lo statuto dell’azienda resterà uguale. Del resto sono passati svariati anni da quando è stato redatto e i suoi autori hanno avuto tutto il tempo necessario per capire come funziona una realtà di grandi dimensioni e quali sono gli aspetti sui quali bisogna intervenire con urgenza per evitare altre situazioni capaci di indispettire gli azionisti.
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