Economia

Mance, devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi?

Mance, vanno nella dichiarazione dei redditi? Quali sono le regole da seguire per i lavoratori del settore ricettivo e turistico. Attenzione alle novità

Come gestire le mance a livello fiscale (codiciateco.it)

Le mance sono sottoposte a tassazione? Devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi? Avete mai provato a farvi domande di questo genere? Per chi lavora nell’ambito della ristorazione e dell’accoglienze le mance costituiscono un bel fortino sul quale contare, soprattutto se si lavora in ambienti di prestigio e di lusso, potendo contare su ospiti facoltosi.

Ma questi guadagni extra, corrisposti da altre persone, che arrivano al di fuori della busta paga e del compenso stabilito con il datore di lavoro, che fine fanno a livello fiscale? Vi spieghiamo quali sono gli atteggiamenti giusti da seguire secondo la legge italiana e cosda fare per la dichiarazione dei redditi 2024. 

Mance e dichiarazione dei redditi: come gestirle. Le info

Mancia per il cameriere (codiciateco.it)

È direttamente l’Agenzia delle Entrate che fornisce le indicazioni operative su come “gestire” la questione mance. Queste, infatti, devono essere dichiarate e sottopose a tassazione sia che vengano fornite in denaro contante che con l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici.

È quanto è stato stabilito dalla legge di bilancio 2023 e messo in atto dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 26 del 29 agosto 2023. È obbligatorio, infatti, per gli addetti che lavorano nelle strutture ricettive e negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, la dichiarazione delle mance e lo stesso vale anche per i lavoratori del settore turistico, ricettivo e termale.

La Risoluzione 11 del 6 febbraio 2024 ha anche indicato i codici tributo da utilizzare per i lavoratori che versano in modo autonomo le imposte. Vediamo come procedere.

Come si calcala la tassazione

Sulle mance, secondo la legge di bilancio 2023, si stabilisce una tassazione agevolata per la quale si calcola una imposta sostitutiva che è pari ad un’aliquota del 5%, entro il limite del 25% del reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro. Questa si applica solo ai lavoratori dipendenti che nell’anno percepiscono un reddito entro i 50 mila euro e che non hanno scelto il regime di tassazione ordinaria.

Per i lavoratori che hanno un reddito superiore ai 50 mila euro, invece, sulle mance si applicano le aliquote ordinarie Irpef. L’agevolazione è esclusa anche per i lavoratori autonomi del settore.

Francesca Bloise

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