Varta, uno dei pilastri dell’industria tedesca delle batterie, ha appena annunciato la sua insolvenza. Fondata nel 1887, l’azienda si è rivolta al tribunale di Stoccarda presentando quattro istanze di amministrazione controllata. È un colpo pesante per un settore già sotto pressione, dopo il fallimento della svedese NorthVolt. Dietro questo passo c’è molto più di una crisi finanziaria: migliaia di posti di lavoro sono in bilico, e il futuro stesso di Varta appare incerto. Il marchio, simbolo di qualità e innovazione per decenni, ora deve affrontare una realtà che ha messo a dura prova la sua posizione di leadership.
Azionisti non più disposti a mettere mano al portafoglio
Dietro la scelta di Varta di rivolgersi al tribunale c’è soprattutto il rifiuto degli azionisti principali di stanziare nuovi capitali. Tra questi spiccano Porsche, che aveva rilevato la maggioranza della divisione V4Drive, e l’imprenditore Michael Tojner. Servivano decine di milioni per sostenere la ristrutturazione, ma le richieste sono state respinte. Nel 2025 l’azienda ha fatturato circa 793 milioni di euro, ma ha chiuso con una perdita netta di 64,5 milioni. La ristrutturazione avviata l’anno prima non è bastata a invertire la rotta. Senza nuovi investimenti, l’insolvenza era inevitabile. Gli azionisti hanno probabilmente deciso che continuare a mettere soldi non avrebbe salvato l’azienda.
La concorrenza asiatica e la perdita di clienti chiave fanno crollare Varta
Il tracollo finanziario di Varta nasce da più fattori messi insieme nel tempo. La concorrenza asiatica ha eroso gran parte del mercato, offrendo grandi volumi di batterie a prezzi più bassi grazie a costi di produzione inferiori e economie di scala. Ma il colpo più duro è arrivato dalla perdita di commesse fondamentali, in particolare la scelta di Apple di rivolgersi a fornitori asiatici per le celle a bottone “Coin Power” usate negli AirPods. Questo ha privato Varta di una fonte importante di ricavi, aggravando le difficoltà economiche. La strategia dell’azienda, troppo legata a nicchie di mercato e a pochi clienti chiave, ha mostrato tutti i suoi limiti.
Migliaia di posti di lavoro a rischio e scenari incerti per il futuro
Il lato più concreto di questa crisi riguarda i lavoratori: circa 3.400 dipendenti in varie sedi, di cui 350 nello stabilimento di Nördlingen, saranno coinvolti dai cambiamenti in arrivo. La chiusura prevista in autunno della fabbrica bavarese porterà a numerosi licenziamenti. La direzione ha ammesso errori nella scelta delle strategie di espansione, puntando troppo su settori di nicchia senza i risultati sperati. Per gli oltre 3.200 dipendenti delle altre strutture, soprattutto quella di Ellwangen, il futuro resta incerto. Si sta facendo strada un piano di salvataggio guidato da un gruppo di creditori, con Deutsche Bank in prima linea, che punta a rilevare e scorporare la divisione delle batterie per uso domestico. Questa parte dell’azienda è l’unica ancora in attivo, con un valore stimato intorno ai 240 milioni di euro. Potrebbe essere la via per salvare almeno una parte delle attività, ma il destino complessivo di Varta rimane appeso a un filo.
