Tra due giorni scade il termine imposto dal Garante Privacy per adeguare l’uso dei tracking pixel nelle email. Negli ultimi giorni, molti utenti hanno cominciato a vedere notifiche e aggiornamenti sulle policy privacy, accompagnati da richieste di consenso. Questi piccoli strumenti invisibili, nascosti dietro ogni messaggio, tracciano ciò che succede dopo l’apertura della mail. La novità, però, riguarda la trasparenza: le aziende devono ora chiarire come li usano. Per chi riceve le email, significa più controllo e informazione. Ma cosa cambia davvero nella pratica?
Tracking pixel: come funzionano e quali rischi per la privacy
I tracking pixel sono piccolissime immagini, invisibili a occhio nudo, inserite nelle email come link a server esterni. Quando apriamo una mail che li contiene, quel server registra dati come l’indirizzo IP, il tipo di dispositivo usato, quando e quante volte abbiamo visualizzato il messaggio. In pratica, il mittente può sapere se e come leggiamo la mail.
Il problema è che questo tipo di monitoraggio può ledere la nostra privacy, perché spesso avviene senza un’informativa chiara o un consenso esplicito. Il Garante Privacy è intervenuto proprio per questo, imponendo regole più severe: prima di attivare il tracciamento bisogna informare bene gli utenti e ottenere il loro ok.
Le nuove regole del Garante Privacy sui tracking pixel
La base normativa è l’articolo 122 del Codice della privacy, rafforzato dal Regolamento europeo GDPR. In sostanza, chi usa questi pixel deve fornire un’informativa chiara e ottenere un consenso esplicito prima di raccogliere dati personali tramite il tracciamento.
Il Garante ha sottolineato come l’uso dei pixel senza trasparenza rappresenti una violazione della normativa. Spesso gli utenti non sanno nemmeno che i loro dati vengono monitorati. Per questo da metà 2024 è entrato in vigore un regime più rigoroso, con un periodo di transizione di sei mesi che ora sta per concludersi.
Da qui in avanti, chi invia email con tracking pixel dovrà fornire un’informativa chiara e ottenere il consenso prima di attivare il monitoraggio. Parliamo di newsletter, email promozionali, messaggi automatici e comunicazioni di servizio.
Le aziende si adeguano: cosa sta succedendo nelle ultime settimane
Negli ultimi tempi molte aziende hanno iniziato a contattare i propri utenti, aggiornando le informative e chiedendo il consenso per l’uso dei pixel. Tra queste, Plenitude On The Road ha comunicato l’aggiornamento della propria informativa privacy per la app, con dettagli più precisi sull’uso dei tracking pixel.
Il cambiamento coinvolge tanti settori, dal digitale al marketing. Chi non si adegua rischia multe salate e danni alla reputazione. Per gli utenti, invece, si apre la possibilità di essere più informati e di avere un maggiore controllo sui propri dati personali.
Le nuove regole cercano di bilanciare le esigenze delle aziende di monitorare le attività con il rispetto della privacy degli utenti. Il tracciamento resta uno strumento utile, ma deve sempre passare attraverso trasparenza e rispetto dei diritti.
Il tempo stringe: con la fine del periodo di transizione, ogni attività di tracciamento tramite pixel dovrà essere accompagnata da un’informativa dettagliata e da un consenso preventivo, per una maggiore tutela nell’era digitale.
