Da settembre 2024, le forze dell’ordine italiane dovranno muoversi secondo nuove regole precise quando usano l’intelligenza artificiale per il riconoscimento biometrico in tempo reale. Il decreto legislativo n. 160, firmato lo scorso 9 settembre, allinea l’Italia all’AI Act europeo*, imponendo limiti stringenti sull’impiego di tecnologie come il riconoscimento facciale negli spazi pubblici e nelle indagini. Non si tratta solo di innovazione, ma di un bilanciamento delicato tra sicurezza e tutela dei diritti fondamentali.*
Riconoscimento biometrico e legge: cosa cambia davvero
Dal 30 settembre il Codice di procedura penale si arricchisce di un articolo specifico, il 359-ter, che regola l’uso di software di intelligenza artificiale per identificare e localizzare persone con il riconoscimento biometrico. Se prima certi strumenti venivano usati senza regole chiare, ora ci sono paletti precisi e procedure da seguire, soprattutto quando si toccano temi delicati come la privacy e la sicurezza.
I sistemi di videosorveglianza installati in luoghi strategici — stazioni, aeroporti, piazze, o in occasione di eventi pubblici — possono inviare immagini a software capaci di analizzare i tratti facciali. Questi confrontano in tempo reale i dati con banche dati autorizzate, individuando persone sospette o ricercate, ma solo entro limiti molto stretti.
L’uso è riservato a casi di grande rilievo per la sicurezza: catturare latitanti, fermare sospetti di reati gravi come terrorismo o mafia, ritrovare persone scomparse, anche vittime di sequestro o tratta. Così il riconoscimento biometrico diventa uno strumento mirato, non un mezzo per controllare tutti.
Solo con autorizzazione e tempi certi
Non si può usare l’intelligenza artificiale a piacimento. La legge impone una procedura rigorosa: per far partire il riconoscimento biometrico nelle indagini preliminari serve una richiesta del pubblico ministero, che però deve essere approvata con una motivazione dal giudice.
L’autorizzazione deve essere precisa: va indicato il reato su cui si indaga, lo scopo, la persona o il gruppo da cercare, l’area geografica interessata e la durata, che non può superare i sette giorni senza una giustificazione per prolungarla. È una misura temporanea, pensata per essere proporzionata all’obiettivo di sicurezza.
Il decreto tutela molto la privacy, stabilendo che queste attività siano eccezionali, soggette a controlli e rispettose delle garanzie costituzionali. Si cerca così un equilibrio tra sicurezza collettiva e diritti individuali, in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo di fare giustizia.
Sfide e prospettive per la sicurezza pubblica
Il decreto legislativo n. 160 del 2024 segna un punto di svolta nell’uso dell’intelligenza artificiale per la sicurezza in Italia. Il riconoscimento biometrico in tempo reale potrà diventare un alleato prezioso per le forze dell’ordine, soprattutto in luoghi sensibili come aeroporti o grandi manifestazioni, dove il rischio di minacce è concreto.
Ma la legge vuole evitare abusi e sorveglianza di massa. L’obbligo del via libera del giudice, la durata limitata e l’indicazione precisa delle aree di intervento sono garanzie fondamentali, insieme a trasparenza e responsabilità.
Le forze dell’ordine dovranno aggiornare strumenti e procedure, inclusa la formazione sul corretto uso dei dati biometrici. Questa normativa si inserisce in un quadro europeo più ampio, che punta a far convivere tecnologia e rispetto dei diritti civili senza compromessi.
Le prossime settimane saranno decisive per capire come questa legge cambierà il lavoro quotidiano della pubblica sicurezza e quale sarà la reazione della società civile all’uso di strumenti così potenti e delicati. È senza dubbio il tentativo più concreto finora di mettere ordine nell’uso dell’intelligenza artificiale per la sicurezza in Italia.
