Sei anni. Quasi tremila negozi chiusi. È il bilancio drammatico del commercio al dettaglio in Liguria tra il 2018 e il 2023. Un vuoto che si fa sentire, non solo negli angoli delle città ma soprattutto nei portafogli: oltre 440 milioni di euro di fatturato evaporati. A fotografare questa emorragia è la Confesercenti, che ha tracciato con precisione la lenta agonia delle botteghe di quartiere, dei negozi storici, di quelle piccole attività che non sono riuscite a reggere il passo con un mercato sempre più spietato. Un cambiamento che racconta molto di più di una semplice crisi economica.
Il crollo delle imprese liguri: un’emorragia senza sosta
In sei anni la Liguria ha perso quasi tremila negozi al dettaglio, un calo che pesa non solo sull’economia ma anche sulla vita delle comunità. Il commercio di vicinato è ancora un punto fermo per migliaia di persone che vi lavorano e per chi lì trova i servizi di cui ha bisogno ogni giorno.
Lo studio di Confesercenti, basato sui dati delle Camere di Commercio, racconta di un declino costante. A soffrire di più sono stati i negozi di abbigliamento e calzature, da sempre molto presenti nella regione. Non sono andati meglio alimentari e negozi per la casa. Dietro a queste chiusure ci sono cambiamenti nelle abitudini di consumo, un passaggio sempre più deciso verso gli acquisti online e la difficoltà di aggiornarsi con nuove strategie.
Molte piccole attività, schiacciate da costi in aumento — affitti, fornitori, tasse — e da una concorrenza spietata, hanno dovuto abbassare la saracinesca. La fuga riguarda soprattutto i centri storici e le città più piccole, dove la domanda è calata e mancano iniziative per rivitalizzare le aree commerciali.
Un colpo all’economia ligure che si fa sentire
Quasi 3mila chiusure non sono solo un dato statistico, ma un colpo diretto all’economia regionale. I 443 milioni di euro persi in fatturato significano meno investimenti e meno posti di lavoro. Il commercio che scompare si traduce anche in una qualità della vita peggiore per i cittadini, che si trovano costretti a rivolgersi sempre più ai centri commerciali o allo shopping online, perdendo il contatto con il negozio sotto casa.
Confesercenti avverte che questa crisi non è solo un episodio legato alla pandemia o a momenti difficili, ma un trend strutturale che rischia di minare profondamente il tessuto sociale ed economico della Liguria. A peggiorare le cose ci sono l’invecchiamento degli imprenditori, la difficoltà a trovare nuovi investitori e l’assenza di politiche efficaci di sostegno, sia a livello locale che nazionale.
Anche Genova, con le sue grandi dimensioni, non è immune: molte zone del centro storico vedono il commercio scomparire, schiacciato da costi troppo alti e restrizioni che hanno scoraggiato gli operatori.
Perché i negozi spariscono: le cause dietro al declino
Il calo delle attività commerciali non ha una sola causa. Su tutto pesa la crescita dell’e-commerce, che ha cambiato radicalmente il modo di comprare. Sempre più clienti scelgono la comodità degli acquisti online, attratti da prezzi più bassi e da un’offerta sterminata.
A questo si sommano le difficoltà economiche generali, con costi fissi in aumento che schiacciano soprattutto i piccoli negozi senza riserve. Gli affitti nelle zone centrali delle città liguri sono spesso insostenibili, così come la mancanza di infrastrutture di supporto per chi vuole restare aperto.
La pandemia di Covid-19 ha dato il colpo di grazia: i mesi di chiusura forzata hanno fatto saltare i conti a tante attività già in difficoltà, accelerando le chiusure.
Infine, la mancanza di interventi locali mirati per rilanciare il commercio di prossimità ha lasciato tanti commercianti senza armi per affrontare la concorrenza e per innovare. Serve più sostegno, incentivi, campagne promozionali e progetti di riqualificazione urbana per invertire la tendenza.
Come provare a invertire la rotta
Per fermare questa emorragia serve un’azione concreta e condivisa da istituzioni, associazioni di categoria e commercianti. Riprendere in mano i quartieri e le aree commerciali richiede un piano che metta insieme incentivi economici, supporto all’innovazione e politiche di sviluppo sostenibile.
Confesercenti suggerisce di puntare sull’integrazione tra negozi tradizionali e vendita online, creando piattaforme locali che mettano in rete le imprese. Cambiare il modo di fare commercio è indispensabile per restare competitivi e rispondere alle nuove esigenze di chi compra.
Altro punto chiave è valorizzare le produzioni tipiche liguri, un patrimonio da sfruttare per attirare turisti interessati a prodotti di qualità e per rafforzare l’identità del commercio locale. A questo si devono aggiungere investimenti in sicurezza, viabilità e servizi, per rendere le città più accoglienti per clienti e negozianti.
Anche eventi culturali e iniziative di promozione possono dare nuova vita alle strade e ai negozi. Spazi di confronto e formazione per i piccoli imprenditori sono fondamentali per aiutarli a reggere la sfida dei tempi.
Se non si interviene in fretta e in modo coordinato, la fuga dei negozi continuerà, con conseguenze difficili da recuperare per il volto delle città e per l’economia della Liguria nei prossimi anni.
