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Finalmente sarà messo a disposizione degli italiani il reddito energetico, si tratta di un contributo a fondo perduto che può arrivare fino a 11.000 €. Con questo denaro sarà possibile installare un impianto fotovoltaico praticamente gratuito a patto che vengano rispettate determinate condizioni. In seguito a un periodo di crisi energetica, dal quale l’Italia non è uscita del tutto immune, comportando infatti un aumento dei prezzi delle bollette, finalmente sarà possibile usufruire del fondo nazionale reddito energetico. Attraverso quest’ultimo sarà possibile realizzare un impianto fotovoltaico per la propria abitazione principale, l’obiettivo è quello di contrastare la povertà energetica e permettere alle famiglie anche che hanno un basso reddito di poter usare le energie rinnovabili.
Il reddito energetico, è un contributo a fondo perduto mirato all’istallazione di un impianto fotovoltaico gratuito. L’obiettivo è quello di andare incontro alle famiglie maggiormente bisognose, per ottenere il reddito, le famiglie una dovranno presentare una domanda sul portale gestito da GSE, dopo aver effettuato l’accesso all’area clienti. Il regolamento riguardo il fondo, è stato pubblicato ufficialmente lo scorso 27 maggio, tuttavia al momento non ci sarebbe ancora una data precisa entro la quale sarà possibile presentare le domande.
A quanto pare, l’apertura del portale ci sarà entro il 24 settembre, il bonus spetterà alle famiglie con un Isee non oltre 15.000 €, tuttavia con almeno quattro figli a carico, l’Isee aumenta a 30.000 €. Per ogni impianto installato attraverso il fondo, sarà erogata una quota fissa di 2000 € e una quota variabile di 1500 € per ogni kWp installato.
Bisogna comunque tenere conto che i fondi messi a disposizione per il progetto sono 200 milioni di euro, e non basteranno probabilmente per tutte le famiglie che ne avrebbero diritto. Infatti stando ai dati, con il fondo all’inizio si riuscirà a finanziare solo 20.000 impianti. L’80% dei fondi inoltre sono destinati alle regioni del mezzogiorno, sono previsti infatti 80 milioni per la Basilicata, l’Abruzzo, la Calabria, la Campania, il Molise, la Puglia, la Sardegna e la Sicilia, mentre solo 20 milioni alle restanti regioni o province autonome.
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