Nel centro della provincia di Rieti, un gestore di distributore di carburante ha pagato soltanto 14,89 euro per 10.000 litri di benzina, invece dei 14.890 dovuti. Un errore? No, un trucco studiato a tavolino: ha cancellato uno zero nel bonifico, ingannando il fornitore. Dopo anni di indagini, è arrivata la condanna: quattro mesi con pena sospesa, una multa e quasi 15mila euro di risarcimento. Una truffa che ha colpito per la sua astuzia più che per l’entità della somma.
Pagare un decimo del prezzo: il trucco scoperto
Tutto ha avuto inizio nel giugno 2018. Il titolare dell’impianto nel Cicolano aveva concordato l’acquisto di un grosso carico: 7.000 litri di gasolio e 3.000 litri di benzina, per un totale di quasi 15mila euro. Ma al momento di saldare il conto, è arrivato un bonifico da soli 14,89 euro, mille volte meno del dovuto.
Secondo la procura di Rieti, quella cifra “sbagliata” non era affatto un errore casuale, ma una manovra calcolata per incassare il carburante senza pagare. Al fornitore è stata consegnata una ricevuta di pagamento che sembrava autentica, dando così il via libera alla consegna.
La truffa ha giocato su due fronti: la modifica dell’importo e la falsificazione della prova del bonifico. In questo modo il fornitore è stato indotto in errore, consegnando il carburante senza ricevere il pagamento reale.
Il falso direttore di banca: la telefonata che ha ingannato tutti
La situazione si è complicata quando il fornitore ha segnalato un’anomalia nel pagamento. Ed è qui che è entrato in scena un altro protagonista: un uomo che si è spacciato per direttore di banca.
Ha chiamato il fornitore, spiegando che il problema era dovuto a un “errore del sistema informatico” e garantendo che tutto sarebbe stato risolto in breve tempo. Convinto da queste parole, il fornitore ha dato il via libera alla consegna completa del carburante.
Alla fine, la merce è stata scaricata per intero, ma il pagamento non è mai stato corretto. Questa telefonata ha aggiunto un ulteriore livello di inganno, mascherando la mancanza di fondi dietro la voce di un finto funzionario.
Il giudice: condanna e risarcimento per truffa
Il tribunale di Rieti non ha avuto dubbi. Il giudice Auriemma ha riconosciuto che il gestore ha commesso truffa, inducendo il fornitore in errore con una falsa prova di pagamento. Anche la telefonata del falso direttore di banca è stata considerata parte integrante dell’inganno.
Il pubblico ministero aveva chiesto un anno di reclusione e una multa di 700 euro. La difesa, invece, ha chiesto l’assoluzione, sostenendo che non ci fossero prove certe e sottolineando l’assenza di azioni civili per il recupero del credito. In alternativa, aveva chiesto la pena minima con attenuanti.
Alla fine il giudice ha inflitto quattro mesi di carcere con sospensione della pena, una multa di 200 euro e l’obbligo di risarcire il fornitore per quasi 15mila euro, cioè l’importo corretto del carburante. La sentenza non è definitiva: la difesa ha già annunciato ricorso in appello.
Questa vicenda, ambientata in una stazione di servizio della provincia di Rieti, riporta al centro del dibattito i rischi di frode e la necessità di controlli più severi nel settore dei carburanti, dove le truffe possono nascondersi dietro numeri e cifre complicate.
