I genitori possono donare soldi, immobili o altri beni ai figli. Quali sono le regole imposte dalla legge per farlo correttamente?
A seconda del bene che si intende donare, gli interessati (donante e donatario) devono rispettare specifiche procedure per il trasferimento della proprietà.
In alcuni casi, potrebbe non essere sufficiente la mera consegna del bene ma necessario un atto pubblico dinanzi al notaio. È l’ipotesi delle donazioni di non modico valore, come quelle che hanno ad oggetto immobili, che comportano un impoverimento del donante.
Esse richiedono sempre, a pena di nullità, l’atto notarile e la presenza di due testimoni. Il donatario (ossia colui che riceve la donazione), inoltre, deve accettare espressamente i beni da parte del donante (che deve avere la piena capacità di intendere e di volere). Se mancano tale requisiti, l’atto non ha alcun effetto e può essere sempre contestato.
Al contrario, le donazioni di modico valore, che non impoveriscono il donante, possono essere concluse anche verbalmente, tramite scrittura privata oppure con un comportamento tacito. In queste ipotesi, per la validità dell’operazione è richiesta la consegna materiale del bene donato.
La donazione è il contratto più diffuso tra i genitori per lasciare in vita i propri beni ai figli.
Non tutti, però, sanno che non si tratta di un’operazione del tutto gratuita. Nel caso in cui avvenga con atto pubblico, infatti, il donatario deve pagare l’atto notarile, l’imposta sulle donazioni e l’imposta di registro di 200 euro.
Per l’imposta sulle donazioni, ci sono delle esenzioni, nei seguenti casi:
È sempre previsto il pagamento delle imposte per i seguenti soggetti:
Ricordiamo, infine, che non è possibile revocare la donazione dopo l’accettazione da parte del donante né dal donatario. Il donante può decidere per la revoca solo in due ipotesi:
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