Non è consentito, per la legge in vigore e per ovvi motivi, non versare i contributi INPS, ma come tutte le infrazioni anche questa va in prescrizione: ecco quando.
Stiamo avvicinandoci sempre di più, metaforicamente parlando e con il calendario alla mano, ad uno dei momenti più importanti dell’anno. Si tratta della dichiarazione dei redditi, vale a dire del momento in cui si fa un conteggio ed un accordo di dare avere tra i cittadini, o per meglio dire tra i contribuenti, ed il fisco. Uno degli aspetti più delicati ed al contempo dolorosi è senza ombra di dubbio quello legato ai contributi INPS, che come è noto chiunque lavori deve versare nelle casse dello Stato. Laddove essi non vengono versati, le conseguenze sono a dir poco importanti e temibili, come si suol dire.
Per i dipendenti, è il datore di lavoro a versare i contributi. Nel caso di chi ha la partita IVA, invece, si fa autonomamente proprio in sede di dichiarazione dei redditi. Può capitare, però, nel proprio percorso professionale di incappare, per vari motivi, in un datore di lavoro che non versa i contributi. Per lavoro a nero o per semplice errore di trasmissione di informazioni come malattia e permessi di varia natura. Per questo nell’estratto conto contributivo si può creare quello che si definisce un buco contributivo. Andiamo a vedere, a tal proposito, dopo quanto tempo scatta la prescrizione.
La prescrizione, come è noto, è il lasso di tempo messo a disposizione ad un cittadino o ad una istituzione per far valere un proprio diritto. In ambito contributivo, questo vuol dire che fino al subentrare della prescrizione è sempre possibile che i contributi vengano chiesti e recuperati. Nel caso specifico dei contributi INPS, il termine dopo il quale scatta la prescrizione è fissato a 5 anni.
Questo termine, però, può essere allungato addirittura a 10 anni, finendo dunque per essere raddoppiato, nel caso in cui il lavoratore a cui non sono stati versati i contributi dovesse segnalare che c’è stato un servizio di lavoro prestato senza regolare contratto, quindi a nero. Perché, però, la prescrizione venga allungata a 10 anni, è necessario che il lavoratore denunci la cosa entro e non oltre il termine quinquennale. Da non dimenticare, poi, la soluzione rappresentata dal rimborso dei contributi INPS.
Oltre alla malafede, un motivo per il mancato versamento dei contributi INPS è rappresentato dal non riconoscimento dei contributi figurativi, come quelli legati ad un periodo di malattia. O anche l’omissione del versamento da parte del datore di lavoro. Per versamenti non effettuati al di sotto dei 10mila euro, la conseguenza è una sanzione amministrativa da 10.000 a 50.000 euro. Se supera, invece, i 10mila euro, reclusione fino a tre anni e multa fino a 1.032 euro.
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