Economia

Chi può avere lo smart-working con “priorità” da aprile

Smart-working, priorità che cosa succede dal mese di aprile. Chi può beneficiare di questa modalità di lavoro.

Smart working, le nuove regola da aprile (codiciateco.it)

I dipendenti italiani hanno imparato a conoscere lo smart-working soprattutto durante la lunga fase dell’emergenza Covid. Durante quel periodo milioni di lavoratori, di molti comparti produttivi, sono stati costretti a portare avanti le loro attività in ambito domestico. Ciò tramite servizi e strumenti telematici con connessioni su rete internet.

Hanno avuto modo di confrontarsi con strumenti e procedure innovative anche settori nei quali  l’applicazione di nuove tecnologie e metodologie di lavoro sembrava essere complessa, come nel caso della scuola. Si è trattato di una sorta di grande esperimento sociale, per quando obbligato dalle drammatiche circostanze, su nuove forme di organizzazione e svolgimento delle prestazioni lavorative.

Smart-working, cosa cambia con aprile per la priorità

Smart-working, l’applicazione nel settore privato (codiciateco.it)

Il graduale superamento dell’emergenza Covid e delle sue conseguenze hanno portato a un graduale abbandono di queste pratiche e alla modifica delle normative e regolamenti che le prevedevano. A iniziare dal settore pubblico, il lavoro agile è stato via via superato. E con il mese di aprile anche nel privato lo smart-working, come diritto in alcune circostanze, scompare.

In questo senso dunque il lavoro privato si mette in pari con quello pubblico. da aprile si torna alla normativa preesistente. In particolare il riferimento per lo smart-working torna a essere la legge 81 del 2017. Il lavoro in modalità agile potrà essere attivato solo in determinati casi. Nello specifico  per accordo sindacale, per regolamento aziendale, unilaterale, per accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente.

Gli accordi o la decisione unilaterale possono essere a tempo indeterminato o a termine. La legge prevede anche delle priorità nell’applicazione dello smart-working. Si tratta di un elenco obbligatorio a cui si deve far riferimento nella trattativa sindacale o individuale. L’aspetto da sottolineare è che la legge del 2017 non riconosce un diritto al lavoro agile. Fornisce solo un elenco di casi che il datore di lavoro, pubblico e privato, deve valutare in modo prioritario nell’eventualità di una richiesta di attivazione dello smart-working.

La priorità per il lavoro agile riguarda i lavoratori con figli di età inferiore ai 12 anni; quelli con figli disabili senza limiti di età; la condizione di disabilità grave e accertata del lavoratore; la condizione di care-givers del lavoratore, con assistenza di un soggetto fragile. Un altro indicatore di priorità per il lavoro agile si ha con il decreto legislativo numero 29 del 2014 (decreto anziani).

Lo scopo di questa norma è l’invecchiamento attivo nei luoghi di lavoro anche attraverso cambiamenti specifici nell’organizzazione lavorativa. In questo senso, il datore di lavoro favorisce le persone anziane con priorità nello svolgimento anche parziale dello smart-working, nel rispetto dei Contratti collettivi nazionali di lavoro. L’età minima per questo diritto del lavoratore è di 65 anni di età.

Vincenzo Pugliano

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