Tutto pronto per il nuovo assegno di inclusione: molti si chiedono se sarà possibile acquistare le sigarette i cui ricavi vanno direttamente allo Stato. Vediamo la risposta
Debutto ufficiale per l’assegno di inclusione in Italia. Sanciti parametri e smussati i vari dubbi con le varie circolari INPS, stanno arrivando anche i primi pagamenti con la possibilità di ritirare la carta presso gli uffici di Poste italiane per chi ha avuto esito positivo alla domanda presentata in autonomia o tramite CAF. Quindi finalmente si potrà beneficiare in tutto e per tutto del nuovo strumento di sostegno introdotto al posto del vecchio RdC, nel quale però rientrano solo famiglie in condizioni di difficoltà con minori, disabili o anziani.
L’INPS ha anche ufficializzato gli acquisti autorizzati: parliamo ovviamente di beni alimentari di prima necessità, prodotti per l’igiene personale quindi come dentifricio, shampoo e altro, carburante per spostarsi con automobili e motorini e pagare le bollette di luce, gas e acqua. Tutto rigorosamente in presenza fisica, ovvero senza la possibilità – pur trattandosi di quanto indicato – di pagare e acquistare on line con la possibilità, nei casi consentiti, anche di fare bonifici o prelievi.
Tuttavia, come giusto che sia, l’assegno di inclusione impone restrizioni riguardo agli acquisti consentiti. Tra i beni e servizi vietati per l’acquisto con l’Assegno di Inclusione vi sono i seguenti. A sorpresa, rispetto al vecchio RdC, sono impossibilitati anche detersivi e giocattoli per bambini. Vietati ovviamente i giochi d’azzardo, alcol, armi, servizi finanziari e creditizi, trasferimento denaro o assicurativi oltre – come intuibile – a gioielleria e pellicceria.
Molti sono sono posti in particolare il quesito delle sigarette. Perché se è vero che non è una priorità, qualcuno poneva l’accento sul fatto che i proventi di tali acquisti vanno dritti nelle casse dello Stato. C’è pertato chi immaginava in un esito positivo al quesito e invece sarà deluso: no, le sigarette non si potranno comprare con la carta dell’assegno di inclusione. Non poteva essere diversamente, in realtà, considerando che non fanno certamente bene alla salute oltre a non essere un qualcosa di fondamentale tanto da ottenere anche un incentivo.
Fermo restando che smettere di fumare è garanzia di una vita migliore. Innanzitutto per la maggiore aspettativa di vita soprattutto se si mette prima dei 40 anni, poi la salvaguarda della famiglia e dell’ambiente che riceve fumo passivo pur non gradendolo e – ultima ma non banale – di natura economica: fumare è costoso. E smettere di farlo porta a notevoli risparmi finanziari nel lungo termine. Ogni mese, senza rendersene conto, si spendono tantissimi soldi in pacchetti di sigarette.
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