
Questa tassa così com’è non regge. Stefano Messina, presidente di Assarmatori, non nasconde la sua preoccupazione. Le nuove regole europee sul sistema di scambio delle quote di emissione stanno mettendo in seria difficoltà il settore marittimo. Dietro le parole, numeri concreti e scenari allarmanti che chiedono a gran voce una revisione urgente. Per le imprese di navigazione italiane, e non solo, il rischio è perdere terreno, con ripercussioni pesanti sulla competitività e sul futuro stesso della flotta europea. Bruxelles è chiamata a fare i conti con una sfida che non può più rimandare.
Assarmatori senza mezzi termini: la tassa ETS penalizza la nautica
Stefano Messina è netto nel giudizio sull’attuale sistema ETS applicato al trasporto marittimo. Per lui, così com’è, la tassa rischia di colpire duro le compagnie di navigazione europee, mettendole in svantaggio rispetto a concorrenti internazionali che non devono affrontare gli stessi costi.
Dal 2024, il sistema ETS obbliga gli armatori a comprare crediti per ogni tonnellata di CO2 emessa dalle navi che operano nelle acque europee o transitano da porti UE. Questo significa più spese operative, che si fanno sentire subito sul bilancio delle imprese.
Assarmatori fa notare che senza una vera armonizzazione a livello globale, questa tassa rischia di creare un doppio svantaggio per le flotte europee. Messina spiega che sospendere l’ETS del tutto “è un’utopia”, ma serve una revisione rapida e strutturale che renda sostenibile il carico fiscale, senza però mettere in discussione la lotta ai cambiamenti climatici.
Costi in aumento e rischio fuga di traffico: il settore marittimo europeo sotto pressione
I numeri non mentono: l’ETS fa salire i costi per chi naviga sulle rotte europee. Acquistare le quote di emissioni fa lievitare le spese di gestione, con un effetto immediato sulle tariffe e sulla capacità delle compagnie di restare competitive nel mercato globale.
Assarmatori avverte che, senza un coordinamento internazionale e con regole imposte solo dall’Europa, il rischio è che il traffico si sposti verso operatori extraeuropei meno vincolati dalle norme ambientali. Questo si traduce in meno lavoro per le compagnie europee, con ripercussioni sull’occupazione e sull’indotto.
C’è poi la questione degli investimenti: adeguarsi agli standard ambientali più severi e adottare tecnologie “verdi” costa, e la tassa ETS, così com’è, grava sulle casse degli armatori senza offrire incentivi concreti e immediati per la svolta ecologica.
Le richieste di Assarmatori: un ETS più giusto e sostenibile
Di fronte a questa situazione, Assarmatori propone una serie di interventi per rendere il sistema ETS più equo ed efficace. Tra le richieste spicca un’attenzione maggiore alle specificità del trasporto marittimo, con meccanismi che premiino gli armatori più virtuosi e incentivi certi per chi investe nella decarbonizzazione.
Una proposta chiave è la creazione di un fondo europeo che ridistribuisca parte delle entrate provenienti dalla vendita delle quote a favore delle imprese impegnate nella transizione verde. Così si potrebbe alleggerire il peso fiscale e favorire l’ammodernamento delle flotte verso carburanti alternativi e tecnologie più pulite.
Assarmatori chiede anche un dialogo più stretto con le istituzioni europee per spingere verso una fiscalità marittima armonizzata non solo in Europa, ma a livello mondiale. Solo così si potrà evitare il rischio di dumping ambientale e distorsioni nei traffici internazionali.
Il futuro della nautica europea tra sfide ambientali e economiche
Il settore marittimo europeo si trova ad affrontare una svolta cruciale. Da una parte, la spinta verso la sostenibilità impone di rivedere tecnologie e processi. Dall’altra, le regole ETS così come sono rischiano di mettere in difficoltà dal punto di vista economico e strategico.
Il vero nodo è trovare un equilibrio tra obblighi ambientali e sostenibilità economica. L’adozione di soluzioni a basso impatto, come il gas naturale liquefatto o l’idrogeno, sarà fondamentale, ma richiede investimenti ingenti che non sempre possono essere sostenuti senza un supporto adeguato.
Assarmatori insiste: serve un cambio di passo nella governance europea della tassazione ambientale per evitare danni strutturali al settore e tutelare la leadership europea nel mercato globale. Le prossime settimane saranno decisive: Bruxelles deve dimostrare con i fatti di voler sostenere davvero la nautica europea.
