Apple ha appena annunciato il lancio degli iPhone 17 con chip A19 e A19 Pro a 3 nanometri, ma sta già guardando oltre. Nel 2028, punta a introdurre processori da 1,4 nanometri nei suoi modelli top di gamma. Un passo avanti enorme, che significa non solo più potenza, ma anche consumi ridotti. Tutto questo per sostenere le nuove sfide dell’intelligenza artificiale e delle funzioni sempre più sofisticate che saranno integrate nei dispositivi. Apple continua a spingere i confini della tecnologia, spingendo la miniaturizzazione a livelli mai visti prima.
Passare da un processo produttivo a 3 nanometri a uno a 1,4 nanometri è un passo enorme nel mondo dei semiconduttori. Gli iPhone 17 monteranno chip a 3 nanometri, mentre per gli iPhone 18 si parla già di 2 nanometri. E andare ancora più giù significa guadagni concreti: secondo TSMC, storico partner di Apple, i chip a 1,4 nanometri realizzati con il processo A14 potrebbero offrire fino al 15% in più di prestazioni rispetto a quelli a 2 nanometri.
Ma non è solo questione di velocità. Questi chip consumerebbero fino al 30% in meno di energia, un dato cruciale per gli smartphone, dove ogni watt in meno fa la differenza per la durata della batteria. Questo progresso apre la strada a un’intelligenza artificiale sempre più potente e integrata nel dispositivo, una necessità che cresce giorno dopo giorno per funzioni come Siri e altre app di machine learning.
Il processo a 1,4 nanometri di TSMC è il risultato di anni di ricerca e rappresenta uno dei traguardi più avanzati dell’intero settore, con effetti che si faranno sentire ben oltre il mondo Apple.
Apple non si affida più solo a TSMC per i suoi chip di punta. Secondo Bloomberg, l’azienda sta guardando con interesse a Intel, che potrebbe entrare in gioco nella produzione dei prossimi chip. Non si tratta di un ritorno ai vecchi processori Intel usati sui Mac, ma di una collaborazione diversa: Intel produrrebbe chip disegnati da Apple basati ancora sull’architettura Arm, quella che Cupertino preferisce.
Il vantaggio? Accedere a linee produttive all’avanguardia, con tecnologie simili e forse complementari a quelle di TSMC. Questa mossa serve a rafforzare la catena produttiva, garantendo più flessibilità e riducendo i rischi di eventuali intoppi, un aspetto che negli ultimi anni è diventato sempre più importante.
Avere più fornitori significa anche poter accelerare lo sviluppo di chip sempre più performanti, senza dipendere da un solo partner.
L’arrivo di chip a 1,4 nanometri sugli iPhone di fascia alta nel 2028 potrebbe segnare una vera svolta. Oltre a migliorare le prestazioni e l’autonomia, questi chip renderanno più fluide e veloci le funzioni legate all’intelligenza artificiale integrata nel dispositivo. In un mercato dove la competizione si gioca su potenza e consumi, Apple potrebbe rafforzare la sua posizione di leader.
Un +15% di prestazioni e un -30% di consumo non sono numeri da poco: migliorano l’esperienza d’uso e riducono l’impatto ambientale. Con meno energia necessaria per elaborare compiti complessi si potranno progettare batterie più leggere o durature, rendendo gli smartphone più pratici.
Con l’intelligenza artificiale che si sposta sempre più dal cloud al dispositivo, questi chip saranno fondamentali per gestire attività come il riconoscimento vocale, la fotografia intelligente e la sicurezza biometrica in modo più rapido e sicuro.
Insomma, Apple punta a restare davanti alla concorrenza con un hardware di nuova generazione che apre la strada a funzioni più evolute e a una migliore esperienza per l’utente.
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