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Apple cambia strategia chip Mac: M6 solo base, Pro e Max slittano al debutto della serie M7 con AI potenziata

Apple rompe gli schemi abituali con il lancio del chip M6: sarà riservato soltanto alla versione base dei Mac. Le versioni Pro e Max, più potenti, dovranno aspettare ancora un po’. Un cambio di strategia che non passa inosservato, soprattutto perché sembra puntare tutto sull’intelligenza artificiale integrata, elemento sempre più centrale nei nuovi dispositivi. La mossa, insolita per Apple, lascia intuire un piano preciso, volto a differenziare ancora di più le prestazioni tra le varianti dei suoi computer.

M6: il chip base fa da apripista

Apple sceglie di lanciare il chip M6 solo nella fascia base, una novità rispetto al consueto lancio simultaneo di Pro e Max. Internamente chiamato Komodo o H18G, il chip dovrebbe debuttare nella prima metà del 2024 sul MacBook Pro base, codice interno J804.

Dal punto di vista tecnico, il M6 punta soprattutto ad aumentare la larghezza di banda della memoria — un parametro chiave per chi lavora con applicazioni pesanti come AI, video editing professionale, machine learning e rendering grafico. Si parla di circa 200 GB/s, un netto salto rispetto ai 153 GB/s dell’attuale M5.

Non solo velocità: il chip introdurrà una nuova architettura di memoria, un Neural Engine aggiornato e miglioramenti su tutti i core. Sulla GPU, Apple avrebbe testato configurazioni fino a 12 core, contro i 10 del chip precedente, per gestire meglio carichi pesanti in AI, grafica e altre attività complesse.

M7: l’intelligenza artificiale al centro del futuro chip Apple

Se il M6 è un passaggio intermedio, la vera rivoluzione arriverà con la famiglia M7, pensata per potenziare ancora di più l’intelligenza artificiale direttamente sui dispositivi Apple. I primi chip M7, conosciuti come Delos o H19G, dovrebbero arrivare nella prima metà del 2027, partendo sempre dalla versione base.

La gamma si completerà con Pro, Max e Ultra, denominati internamente Andros, con un lancio a tappe: Pro e Max entro fine 2027, Ultra nel 2028. Il modello base M7 dovrebbe offrire una larghezza di banda della memoria attorno ai 240 GB/s, un altro salto significativo in termini di velocità e capacità di elaborazione.

Questa spinta serve a rispondere alla crescente richiesta di funzioni AI eseguite direttamente sul Mac, senza appoggiarsi al cloud. I chip M7 supporteranno anche grafica avanzata e carichi di lavoro più pesanti, consolidando l’integrazione hardware-software tipica di Apple.

M5 Ultra in ritardo, tra problemi di produzione e costi alti

Prima del debutto delle nuove generazioni, Apple dovrebbe comunque lanciare un ultimo upgrade della serie M5: il chip M5 Ultra, pensato per un nuovo Mac Studio . Identificato come Sotra D o H17D, promette potenza elevata con 36 core CPU e 80 core GPU.

Ma l’uscita del M5 Ultra ha incontrato ritardi, soprattutto a causa delle difficoltà nella catena di approvvigionamento globale. La scarsità di chip e moduli di memoria ha fatto salire i costi e ridotto i margini, costringendo Apple a rivedere tempi e priorità.

Le specifiche parlano anche di supporto fino a 768 GB di memoria, un dato impressionante che però al momento è limitato dalla disponibilità dei componenti. Tra costi e reperibilità, il debutto di questa configurazione richiede quindi cautela.

Tra forniture in crisi e controllo diretto: la mossa di Apple Silicon

Il contesto generale è segnato da una pressione crescente sulla filiera dei semiconduttori. La scarsità di materiali ha toccato tutto il settore tech, spingendo i produttori a rivedere piani e a gestire con attenzione le scorte.

Apple però ha un vantaggio: il controllo diretto sul design e sulla produzione dei propri chip Apple Silicon. Questo permette una stretta integrazione tra hardware e software, ottimizzando prestazioni e aprendo la strada a innovazioni su misura.

La strategia si riflette anche nella recente promozione di Johny Srouji a chief hardware officer, in un momento di passaggio di testimone con Tim Cook. Srouji guiderà lo sviluppo dei chip in una fase cruciale, dove potenza e intelligenza artificiale a bordo diventano elementi chiave per computer e tablet Apple.

Nelle ultime ore Apple ha anche alzato i prezzi di Mac e iPad, segno tangibile dell’aumento dei costi di produzione e della volontà di investire in nuove tecnologie hardware. L’obiettivo è chiaro: anticipare il mercato con un ecosistema sempre più efficiente, soprattutto puntando sull’intelligenza artificiale.

L’evoluzione di Apple Silicon resta sotto la lente d’ingrandimento, in attesa che M6 e soprattutto M7 si trasformino in prodotti capaci di spostare gli equilibri nel mercato dei computer e dei device avanzati.

Redazione

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