Affitti brevi, quello che sta per modificare il mondo delle ricezione turistica. Migliaia gli immobili coinvolti.
Una delle caratteristiche dei centri storici, ma non solo, di molte città italiane è la crescente presenza di immobili, appartamenti, case destinate al più che fiorente business degli affitti brevi a fini turistici. Un’attività legata alla forte ripresa del turismo dopo la crisi pandemica, con una domanda di ricettività concorrenziale con le attività tradizionali e che sta cambiando l’aspetto delle città italiane.
Gli affitti brevi sono un fenomeno che ha rivoluzionato non solo il centro delle città d’arte, ma anche il mercato immobiliare. Gli affitti lunghi, tradizionali, sono meno vantaggiosi per i proprietari, mentre i residenti tradizionali si allontanano dai quartieri maggiormente coinvolti dal proliferare di case vacanze, bed and breakfast, affittacamere pubblicizzate sui portali di settore.
Lo sviluppo degli affitti brevi ha inoltre favorito la nascita di un mercato sommerso, caratterizzato da evasione fiscale e scarsa professionalità. Quindi sempre più necessario regolamentare il fenomeno con provvedimenti nazionali. proprio per contrastare il sommerso e regolamentare il settore sta per nascere il Codice identificativo nazionale (CIN).
Primo passo per questo obiettivo l’interoperabilità delle banche dati regionali delle strutture ricettive. La decisione è stata presa dalla Commissione turismo della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Lo scopo è creare una banca dati nazionali delle strutture ricettive (motel, alberghi, ostelli, campeggi, agriturismi) e degli immobili destinati alle locazioni brevi.
Per l’identificazione delle strutture ci sarà un codice identificativo nazionale con controlli fiscali sulle strutture che proporranno affitti brevi senza essere provvisti del nuovo codice. L’iter prevede che le Regioni spediscano i dati in loro possesso a una banca dati centrale. Il sistema aggiungerà un suffisso al codice esistente, mentre i titolari delle strutture dovranno verificarlo e correggere errori.
Lo scopo è di assegnare a ogni struttura per affitti brevi un codice identificativo che sarà esposto all’esterno dell’edificio dove è situato l’appartamento per gli affitti brevi e inserito in tutti gli annunci online. Per raggiungere l’obiettivo sarà necessaria l’integrazione del sistemi regionali in u ‘unico sistema nazionale che dovrebbe partire, nei piani del governo, entro settembre.
Il decreto ci sarà entro maggio, con la pubblicazione dopo l’estate. Occorreranno 60 giorni per l’entrata definitiva in vigore e le sanzioni per gli inadempienti. Una struttura in affitto senza CIN rischia una multa tra 800 e 8mila euro, mentre chi pubblica un annuncio senza CIN avrà una sanzione tra 500 e 5mila euro.
Gli immobili per affitti brevi con annunci online in Italia sono circa 510mila, secondo il Centro studi dell’Associazione italiana gestori affitti brevi, con prenotazioni nell’ultimo anno. Le regioni italiane con più annunci sono la Toscana, la Sicilia, la Lombardia. Seguono poi Puglia, Sardegna, Campania e Veneto. Quelle con meno annunci risultano Molise e Basilicata.
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