In maniera del tutto inattesa sta per tornare il tanto rimpianto da alcuni reddito di cittadinanza: ecco di che cosa si tratta nel dettaglio.
Allo stato attuale delle cose, senza alcuna ombra di dubbio, una delle manovre politiche degli ultimi anni più discusse in senso assoluto non può non essere considerata il Reddito di Cittadinanza. Introdotta dal Governo composto da Movimento 5 Stelle e Lega, ha sempre spaccato l’opinione pubblica. Da un lato c’erano coloro che ne apprezzavano la natura assistenziale verso i profili più fragili della nostra società. Dall’altra c’erano i contrari, che si soffermavano soprattutto sulle tante frodi che sono state realizzate e sulla scarsa capacità di integrare questi profili nel mondo del lavoro. Per questo motivo è stato alla fine depennato e decretata la sua fine.
L’iniziativa di cancellarlo è arrivata per volere del governo Meloni, che lo ha sostituito con due misure differenti. Da un lato l’Assegno di Inclusione, dall’altro il Supporto Formazione e Lavoro. Noti rispettivamente con le sigle di ADI e SFL. Nonostante questo, però, molte persone sono state tagliate fuori e si sono ritrovate a non avere un sostegno per le loro finanze. Per questo motivo parte adesso una iniziativa che può essere, a suo modo, sicuramente storica. Alcune Regioni, infatti, stanno procedendo per introdurre nuovamente il Reddito di Cittadinanza. Andiamo a vedere nel dettaglio che cosa sta succedendo.
La prima cosa da dire è che ovviamente una Regione non può introdurre ex novo una legge che è stata cancellata dal governo centrale. Alcune realtà, però, sono al lavoro per introdurre alcune misure assistenziali che si avvicinano molto per natura e pubblico a cui si rivolgono al Reddito di Cittadinanza. Ad annunciarlo è Repubblica, che spiega come alcune presidenze regionali sono al lavoro per introdurre nel sistema assistenziale nazionale delle persone che sono state escluse dall’Assegno di Inclusione e dal SFL.
L’ADI, infatti, al momento è la misura assistenziale più importante ma da essa sono esclusi tutti coloro che sono in età occupabile. E che, di conseguenza, potrebbero trovare un lavoro. In queste misure regionali, invece, potrebbero rientrare anche costoro, a patto ovviamente che siano disoccupati. La prima Regione a procedere in tal senso è la Puglia di Michele Emiliano, che ha rifinanziato fino al 2027 il reddito di dignità che garantisce 500 euro al mese a chi ha un reddito inferiore a 9.360 euro annui. Ecco in tal senso le ultime sulle truffe del Reddito di Cittadinanza.
La Sardegna, invece, dal canto suo ha poi rifinanziato il reddito di inclusione sociale regionale. Per concludere, nei mesi scorsi in Campania ed in Sicilia sono state depositate due proposte di legge regionale ovviamente differenti tra di loro per l’introduzione di un sostegno al reddito molto simile al rimpianto (da molti) reddito di cittadinanza. A tal proposito, c’è il rischio di un rimborso di 850 milioni per il RdC.
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