Economia

TFR: arriva in busta paga oppure in busta paga differita, bella novità

Lo sapevi che il TFR può essere inserito anche all’interno della busta paga? Scopriamo cos’è il trattamento di fine rapporto differito.

Il TFR è un reddito del lavoratore dipendente che matura in maniera differita rispetto allo stipendio mensile. Si tratta infatti di un accantonamento che il datore di lavoro è obbligato ad effettuare ogni anno. In pratica, alla fine di ogni anno il datore di lavoro deve accantonare uno stipendio aggiuntivo all’interno di un apposito fondo.

Liquidità che viene riconosciuta al lavoratore quando cessa il rapporto di lavoro – Codiceateco.it

Sul Tfr matura interessi ed è sottoposto anche una rivalutazione, in base al tasso di inflazione comunicato dall’ISTAT. Come suggerisce il nome stesso, il trattamento di fine rapporto è una liquidità che viene riconosciuta al lavoratore quando cessa il rapporto di lavoro.

Fermo restando che i lavoratori che rispettano determinate condizioni hanno la possibilità di accedere al TFR in anticipo, chiudendo il 70% della quota maturata fino a quel momento.

Tuttavia, molti non sanno che è possibile ricevere il trattamento di fine rapporto anche all’interno della busta paga. Ovviamente in questo caso, alla cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore non percepirà il trattamento che gli è stato riconosciuto mensilmente sullo stipendio.

TFR: arriva in busta paga

Erogare il trattamento di fine rapporto in busta paga ha dei vantaggi che riguardano sia il lavoratore che il datore di lavoro. In questo modo, infatti, il lavoratore ha la possibilità di percepire uno stipendio maggiore e quindi avere un reddito mensile più consistente. Allo stesso tempo, però, il datore di lavoro può beneficiare di una modalità di erogazione del TFR che permette di ridurre l’importo delle liquidità da riconoscere al lavoratore al momento della cessazione del rapporto.

Il lavoratore ha la possibilità di percepire uno stipendio maggiore – Codiceateco.it

Così facendo l’azienda può utilizzare le risorse finanziarie risparmiate per altri scopi.

Tuttavia, non bisogna sottovalutare i rischi che si celano dietro l’erogazione del TFR in busta paga. Se ad esempio il lavoratore matura dei debiti nei confronti di un creditore che si avvale dello strumento del pignoramento o del sequestro per recuperare la somma di denaro che gli spetta, questo potrà rifarsi anche sulla quota di TFR inserita nella busta paga.

Allo stesso tempo il lavoratore che decide di conservare il TFR in azienda, corre il rischio di non ricevere la liquidità in caso di fallimento della stessa, prima della cessazione del rapporto di lavoro.

Per questo motivo la richiesta di inserire il TFR all’interno della busta paga dipende anche dalla solidità dell’azienda: più l’azienda è grande e minori saranno le probabilità di fallimento. Infatti in un’azienda piccola o che conta pochi dipendenti, conviene sempre chiedere il TFR in busta paga.

Floriana Vitiello

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