Lavoro

Stabilimento balneare, quanti soldi incassa a stagione?

In estate, buona parte degli italiani ama frequentare gli stabilimenti balneari. Ma qualcuno si è chiesto quanti soldi in media incassano per ogni stagione?

Quanto guadagna uno stabilimento balneare ogni stagione (Codiciateco.it)

Che sia solamente per un weekend o per l’intero periodo di ferie, sono tantissimi gli italiani che in estate scelgono di trascorrere il loro tempo libero godendosi l’aria salmastra sdraiati sul lettino di uno stabilimento balneare. Spesso, per trovare un posto libero di proprio piacimento, è una corsa contro il tempo: ombrelloni e sdraio vengono venduti velocemente, in qualsiasi giorno della settimana e per tutta la durata dell’estate. Nemmeno l’effetto del caro prezzi (oltre il +40% negli ultimi 5 anni) sembra aver avuto troppo impatto sul piacere degli italiani a trascorrere del tempo negli stabilimenti: ma chi conosce le cifre che riescono a guadagnare in una stagione?

Il settore dei lidi balneari non è esente da polemiche, sorte sia per l’ennesimo rinnovo delle concessioni senza ricorrere ad una gara pubblica così come richiesto dalla direttiva europea “Bolkestein” a protezione della concorrenza, sia per la discrepanza tra i redditi dichiarati e quelli realmente incassati. L’evasione fiscale legata ai lidi è diffusa e particolarmente difficile da tenere sotto controllo. Vediamo quali cifre emergono sulla base dei dati ufficiali depositati.

Stabilimenti balneari: le cifre degli incassi per una stagione

Lidi balneari, gli incassi dichiarati a stagione (Codiciateco.it)

La situazione è piuttosto allarmante, considerata la presenza di 7244 imprese balneari, delle quali solo 2270 depositano con regolarità i bilanci. Per la maggior parte, si tratta di società di capitali ed SRL e portano lavoro a circa 50mila persone ogni anno. E’ innegabile che il settore dei lidi contribuisca a muovere l’economia locale.

Di norma, un Comune dovrebbe concedere la concessione balneare. Si tratta di un atto amministrativo che consente l’utilizzo di un tratto di spiaggia per lo svolgimento di attività turistico-ricreative. Questo sistema in Italia è in vigore da decenni ed ha portato allo sviluppo di un importante settore economico. I Comuni hanno rinnovato le concessioni più volte nel corso degli anni, causando tuttavia una situazione di stallo ed impedendo l’ingresso a nuovi imprenditori.

La direttiva europea Bolkestein prevede che queste autorizzazioni vengano concesse tramite procedure competitive periodiche e l’Italia è stata diverse volte condannata dalla Corte di Giustizia dell’UE per non rispettare questa direttiva. L’eccessiva durata delle concessioni ha portato ad una concorrenza limitata, con conseguenti aumenti dei prezzi e una riduzione della qualità dei servizi offerti alla popolazione. Il governo ha sempre tratto del vantaggio nel prorogare le concessioni agli stessi stabilimenti per non inimicarsi i balneari, giustificandosi con l’argomentazione che le molte spiagge ancora libere possono essere concesse a nuovi soggetti.

Lidi balneari: i guadagni

InfoCamere ha analizzato i bilanci ufficiali dei lidi. L’attuale fotografia dichiara un fatturato di 405.762 euro, con costi di produzione a 381.005 euro e un utile di 26.035 euro, quindi poco più di 10mila euro annui netti. Cifra decisamente poco credibile, considerando il costo medio della concessione balneare che si aggira sui 3225,5 euro, l’Imu che grava anche sui prefabbricati in legno amovibili (come i chioschi e le cabine per il ricambio), la Tari, le imposte sul reddito (Ires), le spese per il personale, la manutenzione.

Queste cifre rappresentano i redditi ufficiali, quindi si basano sugli importi dichiarati e non possono tenere conto dell’evasione fiscale. E’ difficile controllare l’affitto effettivo da parte del cliente di sdraio ed ombrelloni, al contrario di cosa può avvenire con un ristorante, la cui ricostruzione del reddito reale avviene anche in base alle consegne del cibo e alla spesa della lavanderia.

Emanuela Toparelli

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