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Sciopero balneari: spiagge chiuse in questi giorni di agosto

I balneari annunciano tre giornate di sciopero ad Agosto; queste le date da ricordare e le motivazioni alla protesta.

I balneari annunciano lo sciopero per Agosto (CodiciAteco.it)

I balneari hanno annunciato tre giornate di sciopero durante il mese di Agosto. Un mese scelto ovviamente non a caso essendo queste quattro settimane l’apice dell’estate italiana, con 36 milioni di italiano in viaggio e il mare ancora come meta prediletta dalla maggioranza.

L’iniziativa è stata messa in campo dai sindacati balneari Sib, che aderiscono a Fipe-Confcommercio e Fiba-Confesercenti. Un annuncio che minaccia di creare disagi a turisti e villeggianti che hanno già prenotato servizi da spiaggia o hanno intenzione di farlo.

Alla base delle protesta c’è la controversia alla Direttiva europea Bolkenstein che costringe a mettere a gare le concessioni entro il 31 dicembre 2024. Il rischio di poterle perdere è davvero molto alto e per questo chiedono aiuti ed indennizzi adeguati,  in particolar modo per qui balneari in cui gli investimenti provati hanno portato alla costruzione di strutture quali bar, ristoranti, ma anche piscine e così via. Queste strutture possono essere acquisite dallo Stato, stando al parere della Corte dei Conti, senza necessità di rimborsi. Parere che ha fatto riscaldare ancora di più gli animi, perché chi ha investito nel settore estivo turistico potrebbe vedersi perdere anni di sacrifici.

Le giornate di sciopero dei balneari

Cosa succede nelle giornate di sciopero dei balneari (CodiciAteco.it)

Le date da ricordare per il mese di Agosto sono quindi 3 ovvero:

  • venerdì 9 agosto con chiusura di 2 ore;
  • lunedì 19 quando la chiusura è segnata a 4 ore;
  • infine, giovedì 29 agosto con chiusura che potrebbe andare dai 6 alle 8 ore.

Non ne possiamo più e se non si fa qualcosa subito nel settore balneare a settembre sarà il far-west“, lo ha dichiarato a LaPresse Antonio Capacchione -presidente nazionale Sib Fibe-Confcommercio- annunciando la prima delle giornate di sciopero. Si prova a richiamare così l’attenzione del Governo per una situazione che però si trascina da 14 anni e che è ormai arrivate alle battute finale, considerando che dal 1° gennaio 2025 le concessioni dovrebbero essere messe all’asta, con l’apertura agli operatori europei.

Nodi che devono ancora essere sciolti

La decisione, ha poi sottolineato Capacchione, non arriva di certo a cuor leggero anche perché potrebbero esserci ricadute, oltre che economiche, anche di immagine con i clienti; “Non abbiamo però altra scelta per farci ascoltare. Se fossimo irresponsabili chiuderemmo tutto, ma non lo siamo. Speriamo solo che questa protesta annunciata non debba essere fatta“. L’obiettivo principale quindi è proprio quello di aspettare una mossa anticipata da parte dei vertici governativi, che mettano sul tavolo proposte concrete.

Del resto i nodi sciogliere ce ne sono ancora; la normativa attuale impone di mettere di mettere a gara le concessioni non oltre il 31 dicembre prossimo, ma il Consiglio di Stato ha sottolineato che le nuove regole andranno applicate solo nei casi di risorse scarse, senza lasciare intendere esplicitamente cosa si intenda. Intanto gli enti locali si stanno attivando per le gare.

Anna Peluso

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