Stretta per quanto riguarda i lavori edili a nero per le ristrutturazioni degli appartamenti, la novità è introdotta nel Decreto Lavoro: ecco cosa comporterà
In Italia ci sono milioni di case o proprietà che risultano vecchie e obsolete, senza interventi da anni e anni, quando in realtà sono ormai moderne e risistemate a dovere. Perché i lavori edili per dare una risistemata sono avvenuti ma in maniera illegale, a nero come si suol dire, senza alcuna comunicazione ufficiale al Comune di appartenenza e né tanto meno autorizzazioni per intervenire e fare eventuali modifiche che portano poi ad abusi edilizi che un giorno andranno – se si potrà – sistemati con un condono ad hoc per un’altra problematica che riguarda tutta la penisola.
Sono piuttosto diffusi i lavori a nero sul fronte edile nel nostro territorio. Parliamo quindi di un’attività lavorativa non solo non regolarizzata, ma nemmeno dichiarata e tassata per uno scenario che va dunque fuori dai canali ufficiali e dalle normative fiscali. Le ragioni per cui questo fenomeno sono note: il risparmio innanzitutto. Senza dover pagare l’amministrazione comunale per eventuali permessi o tasse, l’esborso è minore. E lo stesso vale anche in caso di mancata fattura in concordato con la ditta in questione. Ma l’altro motivo è la burocrazia che spesso rallenta e anche di anni i lavori in attesa delle approvazioni necessarie, ma anche gli oneri fiscali a carico delle aziende.
Le conseguenze del lavoro non dichiarato sono molteplici e negative sia per i lavoratori che per l’economia nel suo complesso. Per i primi il non essere inquadrati ufficialmente significa l’esposizione a rischi significativi, come la mancanza di protezione sociale e in generale potrebbero venire meno anche la sicurezza sul lavoro dovendo operare in modalità sbrigativa e senza accendere i riflettori per eventuali segnalazioni. Dal punto di vista dell’economia invece, il lavoro sommerso corrisponde a perdite importanti per le casse dello Stato e crea un danno al mercato penalizzando le ditte che operano in maniera trasparente e legale.
Ed è per questo che è in arrivo una nuova stretta per quanto riguarda il lavoro a nero nei cantieri edili, con un intervento del governo in arrivo. Come infatti prevede la bozza del Decreto Lavoro e riporta l’ANSA, “le sanzioni in caso di esito negativo della verifica della congruità della manodopera scatteranno per tutti gli appalti pubblici e per lavori da 70mila euro nel privato”. Il responsabile del progetto può essere segnalato all’ANAC e scatteranno provvedimenti pecuniari non indifferenti.
In caso di verifica e scenario non conforme sarà prevista invece una sanzione da 1.000 a 5.000 euro per il committente oltre, ovviamente, al blocco immediato del cantiere. Un modo, l’ennesimo, per arginare così il lavoro a nero e favorire il corretto svolgimento delle dinamiche economiche. Chiaramente, serviranno anche sgravi e altri interventi per sollecitare la giusta modalità operativa e scoraggiare il lavoro illegale.
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