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Occupazione femminile in Italia: cala con i figli ma resta alta tra le laureate con l’81% di lavoro

Il mercato del lavoro in Italia riserva ancora troppe insidie alle donne tra i 25 e i 49 anni. Eurostat ha appena diffuso i dati 2024, e il quadro è chiaro: appena un po’ più della metà di loro ha un’occupazione stabile. Ma la vera barriera, quella che pesa più di ogni altro fattore, è la maternità.

Il confronto è impietoso: le donne senza figli lavorano con più facilità, il 68,5% è occupato. Basta un figlio, e il tasso scende al 64,8%. Con due figli, cala ancora, al 62%. Ma la vera caduta libera arriva con tre figli, dove la percentuale scende fino al 42,3%. I numeri non lasciano spazio a dubbi: per molte madri, il lavoro resta un traguardo difficile, segnato da scelte imposte e ostacoli concreti.

Maternità e lavoro: un equilibrio fragile

Il nodo centrale è proprio questo: diventare madre pesa sulla possibilità di lavorare. Eurostat lo conferma, mettendo a nudo una differenza che non si può più ignorare. Le donne senza figli, con un tasso di occupazione del 68,5%, stanno meglio di quelle con figli e anche della media generale. Non è solo una questione di percentuali: dietro quei numeri ci sono migliaia di donne che ogni giorno devono scegliere tra famiglia e lavoro.

Con un figlio la diminuzione è contenuta, ma già con due figli la forbice si allarga. Qui entrano in gioco anche problemi strutturali: pochi servizi di supporto, orari rigidi, scarse politiche di conciliazione. E con tre figli la situazione si fa davvero difficile, con meno della metà delle donne occupate.

Laurea sì, ma non basta

Un altro dato interessante riguarda il ruolo dell’istruzione. Le donne laureate tra i 25 e i 49 anni raggiungono un tasso di occupazione dell’81%. Un vantaggio netto rispetto alla media, che dimostra quanto la formazione resti un’arma importante per superare le difficoltà sul lavoro.

La laurea non significa solo uno stipendio migliore: apre le porte a lavori più stabili, con contratti più flessibili e possibilità di part-time che aiutano a tenere insieme lavoro e famiglia. Le donne con un titolo universitario riescono spesso a mantenere un legame più saldo con il lavoro anche dopo la maternità, soprattutto se supportate da un welfare efficiente.

Eppure, anche tra le laureate, la maternità resta un ostacolo. Il percorso è meno accidentato, ma non è esente da difficoltà.

Nord e Sud, un’Italia divisa

I numeri Eurostat raccontano anche un’Italia divisa. Al Nord, dove i servizi per le famiglie sono più sviluppati, l’occupazione femminile è più alta. Asili nido, scuole materne e politiche di sostegno alle imprese fanno la differenza e permettono alle donne di restare nel mondo del lavoro.

Al Centro-Sud, invece, la situazione è più complicata. Meno servizi e meno flessibilità nel lavoro rendono difficile conciliare famiglia e carriera, soprattutto per chi ha più di un figlio. Il risultato è un tasso di occupazione più basso e una partecipazione al lavoro femminile che fatica a decollare.

A livello nazionale ed europeo la maternità resta un tema centrale per l’uguaglianza di genere nel lavoro. Per migliorare serve un impegno concreto delle istituzioni e della società, per superare le barriere che ancora dividono le donne italiane tra lavoro e famiglia.

I dati Eurostat confermano che, nonostante qualche passo avanti, l’Italia è ancora lontana dal risolvere questa partita. La sfida tra il ruolo di madre e quello di lavoratrice riguarda metà della popolazione attiva e pesa sull’intera economia e sul tessuto sociale del Paese.

Redazione

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