Chi è disoccupato e percepisce la Naspi può avere anche l’assegno di inclusione? Ecco la risposta ufficiale che arriva direttamente dal governo
Perdere il lavoro per un licenziamento “programmato”, pre-annunciato o improvviso non è mai semplice. Vengono meno tutte le certezze della propria vita, soprattutto se si ha una famiglia da supportare, e subentrano ulteriori preoccupazioni in attesa di trovare una nuova occupazione che sia quanto meno pari alla precedente in termini di paga e orari. Ma alle volte, nonostante l’impegno e il curriculum, c’è bisogno di tempo prima di trovare un nuovo impiego. Periodo anche lungo nel quale, senza un aiuto, si finirebbe letteralmente per strada senza più possibilità di pagare affitto/mutuo, bollette e spesa per beni alimentari.
E’ per questo che in Italia esiste la Naspi. Un ponte, o un paracadute per rendere ancor meglio la metafora, che aiuti ad arrivare nel frattempo sull’altra sponda con una certa serenità o ad ammorbidire il colpo del volo verso il basso. Tale beneficio, introdotto nel 2015 come parte delle riforme del mercato del lavoro, mira a garantire un’adeguata protezione ai lavoratori durante i periodi di transizione tra un impiego e un altro, fornendo un’assicurazione contro la perdita di reddito e promuovendo una maggiore stabilità economica e sociale. Un aiuto fondamentale per la salvaguardia di migliaia di famiglie, soprattutto durante i periodi di crisi aziendali o in generale economiche.
La NASPI è mirata però ai lavoratori dipendenti – quindi non i liberi professionisti – che hanno perso involontariamente il proprio lavoro. Questo beneficio fornisce un’indennità di disoccupazione mensile per un periodo massimo di 24 mesi, calcolata in base al reddito precedente del lavoratore e ai contributi versati durante la sua carriera lavorativa. Più si andrà avanti e più la percentuale dell’importo – quasi pari al precedente stipendio – calerà nel corso dei mesi raggiungendo un minimo tabellare. Ovviamente, nel frattempo, i beneficiari della NASPI sono tenuti a sottoporsi a controlli periodici e a dimostrare di essere attivamente impegnati nella ricerca di un nuovo impiego. In caso di nuovo impiego tale sostegno verrà sospeso.
Molti disoccupati però ora iniziano a chiedersi se è possibile associare l’assegno Naspi al nuovo assegno di inclusione, qualora questi – come previsto da regolamento – presentino un certo ISEE e abbiano in famiglia minori, un disabile o persone anziane in uno stato economico non proprio idilliaco. La risposta giunge direttamente dal portale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del governo ed è positiva.
Ecco quanto si legge in particolare: “Sì. L’Assegno di Inclusione è compatibile con il godimento della NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), della DIS-COLL (indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata) e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria. Tali prestazioni, tuttavia, rilevano ai fini della misura in quanto concorrono a determinare il reddito familiare, secondo quanto previsto dalla disciplina dell’ISEE”. Una conferma importante che aprirà a diversi scenari durante l’anno.
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