Economia

Imposta di soggiorno, cos’è e chi non deve pagarla

Chiunque, almeno una volta, si è trovato ad avere a che fare con l’imposta di soggiorno: ma cos’è esattamente? Esistono delle categorie di persone che ne sono addirittura esenti. 

Cos’è la tassa di soggiorno (Codiciateco.it)

Ogni qualvolta capiti di intraprendere un viaggio e soggiornare in una struttura ricettiva, quest’ultima richiede il pagamento della tassa di soggiorno in aggiunta al costo della camera e di eventuali altri servizi di cui si ha usufruito. Si tratta di un tributo locale, correttamente denominato “imposta di soggiorno” che le strutture turistiche e ricettive impongono a coloro che soggiornano uno o più notti in una delle camere messe a disposizione. Parliamo di “imposta” e non di “tassa” perché quest’ultima è pagata dal cittadino per servizi specifici (come la Tari), mentre l’imposta è versata per finanziare servizi generici come sicurezza e sanità. L’imposta di soggiorno è riscossa dai Comuni e investita in ambito turistico.

Questa misura venne introdotta in Italia nel 1900, abolita nel 1989 per il campionato mondiale di calcio e poi ripristinata nel 2010 dapprima per il solo Comune di Roma, poi nel 2011 per Comuni capoluogo di provincia, unioni di Comuni, comuni inclusi nell’elenco delle località turistiche o città d’arte. Secondo criteri di gradualità, può variare in base al prezzo ma non può superare i 5 euro a notte.

Imposta di soggiorno, chi può evitare di pagarla

Chi è esente dal pagamento della tassa di soggiorno (Codiciateco.it)

Tutti i turisti non residenti sono obbligati al pagamento dell’imposta se soggiornano temporaneamente in un Comune diverso dal proprio. Le modalità cambiano da Comune a Comune in base a diversi fattori: importo fisso o variabile, residenza del turista, età, periodo o disabilità. Nel tempo sono sorte diverse criticità intorno questa imposta, dovute al fatto che non tutti i Comuni scelgono di applicarla e chi la applica, lo fa attraverso modalità differenti.

A causa di questa incongruenza, i turisti spesso fanno difficoltà a comprendere il funzionamento di questa imposta. Quel che bisogna sapere è che non è obbligatoria ma possono introdurla i Comuni capoluogo di provincia, quelli inclusi nelle città d’arte o turistiche e le unioni comunali. Come già detto, sono tenuti a pagarla i turisti che soggiornano in alberghi, hotel, b&b, affittacamere, agriturismi ecc. Tuttavia, non mancano delle eccezioni: alcune categorie di persone sono esenti dal pagamento.

Normalmente, l’imposta non deve essere versata dai residenti all’interno del Comune, ossia da tutti coloro che soggiornano in una struttura del Comune pur essendone residenti. Ancora, ne sono esenti bambini, disabili e accompagnatori, malati e coloro che assistono i ricoverati nelle strutture sanitarie del posto, chi soggiorna in ostelli della gioventù, i membri delle forze armate, gli autisti dei pullman e gli accompagnatori turistici. Per non pagare l’imposta, chi soggiorna deve compilare una certificazione che dichiari di appartenere ad una delle categorie aventi diritto all’esenzione.

Emanuela Toparelli

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