Lavoro

Datori di lavoro che non mettono in regola i dipendenti: multe e sanzioni

Purtroppo il fenomeno del lavoro in nero è ancora molto diffuso, con tanti datori che non mettono in regola i propri dipendenti: rischi e sanzioni.

Lavoratore esaurito (Codiciateco.it)

Il lavoro in nero è un fenomeno ancora molto diffuso in Italia e che sembra difficile da arrestare. Nonostante le tante riforme del lavoro, sono molti i datori che preferiscono non regolarizzare i propri dipendenti, assumendosi tutti i rischi del caso. Lo fanno per non dichiarare introiti, evadendo le tasse, ma sono anche molti i lavoratori che accettano queste condizioni per lo stesso motivo.

Il lavoro in nero porta inevitabilmente all’evasione fiscale e alla mancanza di diritti sul lavoro. Ciò ha un impatto decisamente negativo sull’intera economia nazionale. Non è facile liberarsi dal lavoro in nero, anche perché molti lavoratori sono costretti a sottostare alle regole imposte dal datore, nel senso che, o si lavora così, oppure addio lavoro. Ma quali sono le conseguenze?

Le conseguenze del lavoro in nero: quali sono le sanzioni previste

Dipendente sotto pressione (Codiciateco.it)

Questa situazione si crea dal momento in cui il datore decide di far lavorare dei dipendenti senza stipulare un regolare contratto. Non essendoci un contratto, il dipendente (in quanto figura professionale) in pratica non esiste per lo Stato. Va da sé che sia dipendente che datore non devono pagare le relative tasse, macchiandosi di evasione fiscale. In Italia l’evasione raggiunge i 196 miliardi: ecco in quali paesi sono i conti offshore.

Si tratta di evasione fiscale anche svolgere un lavoro senza rilasciare regolare fatturazione o ricevuta. Si tratta di un tipo di lavoro illegale che crea un danno economico enorme al paese, e che inoltre non tutela il lavoratore da eventuali infortuni, diritti, pensione e molti altri punti. Le cause della diffusione del lavoro in nero sono molteplici.

Tra queste troviamo l’evasione fiscale, per risparmiare tanti soldi sulle imposte. E le imposte in Italia sono tra le più elevate in Europa, rappresentando dunque un serio problema per i cittadini. Altro fattore è la flessibilità. Molti settori, come il comparto agricolo o la ristorazione richiedono una forza lavoro flessibile, nonché di lavoratori stagionali. Evasione fiscale, si concordano in anticipo le tasse da pagare. Come funziona.

E ancora, la concorrenza sleale per offrire ai clienti servizi più competitivi e a prezzi vantaggiosi. Infine, come accennato, c’è il bisogno di lavoro. Lavoratori stranieri, con basse qualifiche, ma anche laureati “disperatamente in cerca di lavoro”, e che non riescono a trovare alternative, sono costretti ad abbassarsi pur di guadagnare. Fisco, parte il piano anti-evasione: controlli a tappeto, chi deve temere.

I rischi del lavoro in nero e come combattere il fenomeno

Le conseguenze su dipendenti e datori sono diverse. Per i lavoratori si ha una mancanza di tutela e assenza di diritti, senza contare l’assenza di diritti su malattie, ferie, pensioni, impossibilità di fare finanziamenti e mutui, mancanza di assicurazioni, sfruttamento e molto altro ancora. I datori sono gli unici a guadagnarci, almeno apparentemente. Lavoro domestico, nuove misure per combattere il lavoro in nero.

Questi però corrono seri rischi, con sanzioni amministrative che varia in base alla gravità e al numero di lavoratori coinvolti. In Italia, la multa per un comportamento del genere va da 1.950 euro fino a 11.700 euro per ciascun lavoratore in nero. Inoltre, i datori possono essere chiamati a risarcire i danni causati ai lavoratori, rischiando anche sanzioni penali. Lavoro nero: quali le sanzioni previste nel 2024.

Si rischiano il carcere e il sequestro dei beni, mentre per i dipendenti irregolari sono previste multe da 200 euro a 2.000 euro, e la perdita di eventuali bonus pubblici, come ad esempio, la Naspi o l’Assegno di Inclusione. Combattere il lavoro in nero non è semplice, occorre rafforzare i controlli su tutto il territorio e semplificare le procedure burocratiche. Inoltre, occorre ridurre le tasse e offrire incentivi alle imprese.

Andrea Cerasi

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