Lavoro

Cosa spetta per legge a un lavoratore licenziato ingiustamente

Il licenziamento senza giusta causa rappresenta sempre un duro colpo: andiamo a vedere cosa spetta in questi casi al lavoratore che subisce questo provvedimento ingiusto.

Andiamo a vedere cosa spetta ai lavoratori in caso di licenziamento senza giusta causa: tutte le info (Codiciateco.it)

Quello del licenziamento è sempre uno spauracchio importante per tutti i lavoratori. Certamente anche per quelli che operano nel pubblico, ma in particolar modo per chi invece è un dipendente di una ditta privata. Si tratta, però, di un qualcosa che non si può ignorare, dal momento che un atteggiamento simile potrebbe solo peggiorare la situazione. Per quanto sia un pensiero che uno tende ad allontanare dalla propria testa, è comunque un qualcosa che fa parte della realtà.

Come è noto, ovviamente, il licenziamento non è un provvedimento vietato in Italia. Davanti a condizioni ben delineate dalla legge e circoscritte ad alcune azioni del dipendente fuori dagli schemi, questo può avere luogo. Quello che, però, non è possibile fare è licenziare un proprio lavoratore senza una giusta causa. Ed è proprio di questa fattispecie che ci andremo ad occupare, cercando di capire cosa può fare una persona che ha subito questo provvedimento avverso per far valere le proprie ragioni.

Licenziamento illegittimo: cosa fare?

Licenziamento senza giusta causa: cosa deve fare il lavoratore e quali sono le possibili scelte per lui (Calcionow.it)

La prima cosa da fare, ovviamente, se si ritiene di aver subito un ingiusto licenziamento, è quello di contestare la decisione del datore di lavoro in Tribunale. Per farlo, dovrà agire entro 60 giorni dal licenziamento. In alternativa alle vie legali, c’è sempre la possibilità di un accordo tramite conciliazione. Se il provvedimento è considerato illegittimo, allora si aprono due strade: la reintegra con pagamento degli arretrati o, in alternativa, un risarcimento danni. A prescindere da tutto, ricordiamo che in caso di licenziamento lo stato provvede al pagamento della NASPI.

La prima ipotesi si attiva sempre nei casi che ora andiamo ad elencare:

  • licenziamento avvenuto oralmente;
  • licenziamento discriminatorio;
  • licenziare un dipendente in malattia;
  • licenziamento del padre lavoratore, vale a dire di persona che usufruisce di congedo di paternità;
  • licenziamento ritorsivo;
  • licenziamento per maternità;
  • licenziamento per motivi di sciopero;
  • similia.

In questo caso, ovviamente, il lavoratore torna ad occupare il posto che aveva in azienda. In tutti gli altri casi non analoghi a quelli elencati fino a questo momento, allora si procederà con un risarcimento danni. L’indennità che viene riconosciuta al lavoratore licenziata è compresa tra le 6 e le 36 mensilità.

Cosa succede dopo un licenziamento?

Dopo aver deciso se percorrere le vie legali o cercare una conciliazione, il lavoratore dovrà ottenere il Trattamento di Fine Rapporto, il cosiddetto TFR, e poi far domanda all’INPS per il sussidio che va sotto il nome di assegno di disoccupazione.

Gaetano Pantaleo

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