Assegno di mantenimento dopo il divorzio: quanto ti spetterebbe? Ecco come funziona solitamente, come si calcola e da cosa dipende la cifra finale
Il divorzio, indipendentemente dai motivi e dalla presenza o meno di figli, è una circostanza provante, sempre, per la coppia. Oltre agli aspetti emotivi al centro della questione vanno soprattutto le questioni legali tra beni da suddividere e l’assegno di divorzio che spetta al coniuge che vede una situazione e posizione economica inferiore rispetto all’ex marito o moglie. Si tratta di un importo periodico che un ex coniuge è tenuto a versare all’altro a fine matrimonio.
Il suo scopo è chiaro: assicurare che il coniuge più debole economicamente possa mantenere uno standard di vita simile a quello avuto durante il matrimonio, almeno per un certo periodo di tempo. La determinazione dell’assegno di divorzio dipende da vari fattori tra cui la durata del matrimonio, le capacità reddituali di entrambi i coniugi, il contributo di ciascuno al mantenimento della famiglia, l’età e lo stato di salute dei coniugi e, se presente, le esigenze della prole.
Ciò che molti – anche giustamente – non sanno è che esistono diversi tipi di assegno di divorzio, poi la scelta al momento della separazione dipende dal caso specifico.
La presenza di eventuali figli diventa determinante per l’assegnazione e il valore del mantenimento. In molti casi l’assegno di divorzio può includere anche un contributo a parte per il sostentamento dei figli. E’ il giudice a decidere di volta in volta cifre e condizioni ma, genericamente, se l’altro non ha reddito o è basso, spetta 1/4 dello stipendio se è garantita anche la casa coniugale al partner in condizioni economiche inferiori o 1/3 dello stipendio in assenza di casa garantita.
Quindi nel caso in cui il più ricco della coppia guadagna 2.500€, dovrebbe 625€ di mantenimento più la casa nel primo caso oppure 833 euro nel secondo. Come detto, però, va tutto contestualizzato di caso in caso. Questo è un rapido riferimento generale, ma la situazione varia poi dalle situazioni specifiche e dettagliate e – sempre in primo piano – in base a quanti figli ci sono, età e quant’altro. Sicuramente può essere preso in senso assoluto come un punto di riferimento. Ma per il resto si consiglia una chiacchierata con un avvocato esperto del settore.
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