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Bilancio UE 2024: 17 Paesi Uniti Contro i Tagli a Coesione e Agricoltura nel Nuovo Quadro Finanziario

“Difendere la coesione sociale ed economica dell’Europa non è più un’opzione, ma una necessità urgente.” Così si esprime un gruppo di 17 Paesi europei che, a poche settimane dal Consiglio europeo di metà ottobre, hanno deciso di fare squadra. Hanno scritto una lettera chiara e decisa: niente tagli ai fondi per la coesione territoriale e sociale.

In gioco c’è il bilancio dell’Unione per il 2020-2034, un’arma fondamentale per colmare le differenze tra regioni e sostenere uno sviluppo equilibrato. La pandemia continua a lasciare strascichi pesanti, mentre le tensioni economiche internazionali si fanno sentire ovunque. Di fronte a questo scenario, quei 17 Stati — che si chiamano “Amici della Coesione” — lanciano un messaggio forte e senza compromessi.

La lettera che vuole salvare la coesione: chi firma e cosa chiede

La missiva, indirizzata al presidente del Consiglio europeo, nasce da un lavoro comune tra i 17 Stati che condividono la stessa visione: mantenere un sostegno forte e stabile per la coesione. Un appello chiaro, che mette in luce quanto i fondi europei abbiano fatto la differenza nel migliorare infrastrutture, servizi e opportunità nelle regioni più svantaggiate.

Nel testo si insiste sul ruolo chiave della politica di coesione per la ripresa dopo la pandemia e per affrontare le sfide ambientali. Non manca però la preoccupazione per possibili tagli al bilancio Ue, che rischierebbero di allargare ancora di più il divario tra Nord e Sud Europa.

Per questi paesi, investire nella coesione non è solo una questione di giustizia, ma una strategia per la stabilità e la crescita di tutta l’Unione.

Consiglio europeo alle porte: lo scontro sul bilancio e le priorità

Il summit del 15 e 16 ottobre riunirà i leader Ue per definire il nuovo Quadro finanziario pluriennale, il documento che stabilisce le spese comunitarie per i prossimi anni. Nel dibattito entrano temi caldi come difesa comune, transizione verde e digitale, e politica estera.

Negli ultimi mesi i negoziati si sono fatti accesi, con alcuni paesi che spingono per tagliare il bilancio per contenere il debito, mentre altri chiedono più risorse per le politiche sociali e di sviluppo.

La maggior parte dei firmatari della lettera sono Stati con grandi aree rurali e periferiche, dove l’intervento europeo è fondamentale. Guardano con favore a una politica di coesione aggiornata, che tenga conto delle sfide di oggi come la transizione energetica e la lotta all’esclusione sociale.

Fondi Ue, storie di vita e progresso nelle comunità

La spaccatura tra regioni più ricche e meno sviluppate è un problema che l’Europa cerca di colmare da decenni. Grazie ai fondi strutturali, molte zone periferiche hanno migliorato strade, scuole e ospedali, aprendo nuove opportunità.

In Italia, per esempio, il Sud ha visto crescere infrastrutture stradali e ferroviarie grazie ai finanziamenti europei. In Polonia, il supporto alla digitalizzazione ha favorito la nascita di imprese tecnologiche in aree isolate.

I risultati si vedono anche nella riduzione della disoccupazione e nel miglioramento della qualità della vita. Sono queste le ragioni dietro la richiesta dei 17 paesi di mantenere e rafforzare i fondi per il prossimo decennio.

Le sfide che ci aspettano e il ruolo chiave dei “Amici della Coesione”

La pandemia ha messo in luce quanto sia indispensabile intervenire nelle zone più fragili. Coesione sociale ed economica vanno di pari passo con sostenibilità e inclusione, al centro del dibattito europeo.

I 17 firmatari promettono battaglia al Consiglio per difendere una politica capace di sostenere la ripresa economica senza lasciare indietro nessuno. Vogliono proteggere gli investimenti che hanno già dimostrato di funzionare, evitando che le differenze tra regioni diventino barriere insormontabili.

Il confronto di metà ottobre si annuncia serrato. Gli “Amici della Coesione” porteranno la loro esperienza e la voce delle comunità più vulnerabili, consapevoli che in gioco non ci sono solo i numeri, ma il futuro stesso dell’Unione europea e del suo equilibrio interno.

Redazione

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